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03/09/2005
LA SKUOLA

“Per quel che riguarda la scuola, io ero il più ricco di talento e nello stesso tempo il più incapace di tutti.  I miei talenti, contrariamente a quello che uno potrebbe credere, non giovavano affatto ai miei progressi scolastici, anzi li impedivano, erano per ogni cosa il massimo degli impedimenti. In realtà io ero molto più avanti di tutti gli altri e le nozioni didattiche che mi ero portato da Seekirchen erano ben più estese di quelle in cui si trovavano impastoiati i miei compagni di scuola, la mia disgrazia era che non mi sentivo assolutamente in grado di rinunciare all'avversione letteralmente morbosa nei confronti della scuola che per anni e anni mio nonno mi aveva inculcato, e che la massima di mio nonno secondo cui le scuole sono soltanto fabbriche di imbecillità e di depravazione riluceva ancora su tutto quello che io pensavo riguardo alla scuola, ed era per me l'unica massima determinante.”

(Thomas Bernhard - Un bambino)      

Postato da: markelouffenwanken a 12:04 | link | commenti (10)


Commenti
#1   03 Settembre 2005 - 12:20
 
bernard dice giusto. non è questione di questa o quella riforma. io credo che le scuole che ci sono andrebbero chiuse, al massimo si potrebbe andare avanti fino alla terza elementare. poi è tutto da reinventare
f.arminio
utente anonimo

#2   03 Settembre 2005 - 14:46
 
Bel problema; forse IL PROBLEMA.

Buon fine settimana. Trespolo.
utente anonimo

#3   03 Settembre 2005 - 18:10
 
Infatti, l'errore macroscopico di queste riforme è la pretesa di far piacere la scuola, la scuola è e deve essere insopportabile.
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#4   03 Settembre 2005 - 19:50
 
Consiglio il testo che leggo in/solitamente ai miei precari studenti, io precario docente: "Avviso agli studenti" di Vaneigem, testo straordinario - che destruttura identità e certezze. E infatti alcuni di loro - come si sa, a quell'età si ricercano certezze - rifiutano un tale terremoto - che, in fine, non fa che rimetterli alla ricerca dell'autonomia, alla passione dimenticata (e che i docenti, se non fossero troppo spesso nient'altro che caporali, stimolerebbero), alle curiosità infantili, ai mille perché del bambino che la scuola, nel momento in cui dà loro risposta, destituisce da ogni interesse.
Marco
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#5   04 Settembre 2005 - 12:14
 
"Demistificare" la scuola agli occhi di uno scolaro è come preoccuparsi di insegnare precocemente l'ateismo ad un bambino: ci arriverà più tardi, quando potrà reggere il mondo attraverso il ricorso a favole meno infantili. Finché è piccolo perché non lasciargli, nella misura in cui lo sceglie, quell'antico espediente contro la paura della morte? Allo stesso modo, insegnare subito che la scuola è soltanto inculcamento, significa condannare molti all'ignoranza, alla marginalità, all'impotenza ed alla servitù. Questo è turpe. La scuola può essere un'esperienza fantastica, dipende da chi ci insegna, e per esempio i miei primi due anni di elementari lo sono stati. Poi le cose possono anche peggiorare, ma è l'imprinting ad essere fondamentale. Poi è ovvio, chi proviene da un ambiente familiare privilegiato e già intriso di raffinata cultura, e formazioni alternative, e "riuscite" garantite, sulla scuola ci può sicuramente pisciare sopra, come su tutto il resto d'altronde.
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#6   04 Settembre 2005 - 14:19
 

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#7   04 Settembre 2005 - 15:04
 
troppo spesso mortificazione di talenti, meno spesso, ma talvolta accade,l'unico salto verso la salvezza dalla mortificazione della dimensione umana. Se conoscere, come dice E. Morin, è imparare a dialogare con l'incertezza, allora la buona scuola dovrebbe insegnare questo.
franca
utente anonimo

#8   04 Settembre 2005 - 16:00
 
Personalmente la scuola per me è stata un tormento; la colpa è stata sostanzialmente mia: pigro, ribelle. Certamente non ho trovato, nei primi anni, dei buoni maestri, gente che desse veri stimoli. Ricordo soprattutto noia dispensata a piene mani da parte loro e insofferenza rimandata a loro da me. Al liceo ci sono stati degli insegnanti buoni e meno buoni (ai miei occhi); ricordo però soltanto con affetto il mio prof. di storia e filosofia, che ho rivisto pochi tempo fa dopo anni. Sono stato bocciato due volte, e alla fine ho preso il diploma per il rotto della cuffia. Da quel momento ho lavorato e "studiato" da solo. Nella sucola, in sintesi, io mi sono quasi sempre sentito mortificato nei miei talenti, soprattutto all'inizio. Poi ho cominciato - grazie a Dio- a vederci più chiaro. Ma insomma, la scuola l'ho vissuta male.
Il nonno di Bernhard ha fatto certamente male a inculcare nel nipote quell'odio, benché posso facilmente immaginare (anche da informazioni assunte in famiglia) che sotto il regime nazista la skuola non fosse certamente così morbida come quella nostra di oggi e di ieri.
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#9   04 Settembre 2005 - 19:03
 
Non ditelo a me, che sono più di 30 anni che ci sono dentro...
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#10   04 Settembre 2005 - 20:56
 
Io non so se ha mortificato i miei talenti, ero convinto di non averne, diversi professori credo che si ricordino ancora di me, ma non per i talenti.
E' stata una galera, per me e per loro che mi avevano in classe, quando mi sono poi trovato nella condizione di andare nella classe che volevo quando volevo le cose sono cambiate, ma la strada è lunga e di tempo ne ho perso tanto.
E' una strada difficile crescere senza metodo, impari a vederlo, ma non ad usarlo.
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