Markelo Uffenwanken GmbH & Co.KG

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31/08/2005
SCRIVERE A PENNA

 

 

di Mario Bianco

A casa mia la penna per scrivere tutti la dicevano in dialetto "piûma". Ma non tratterò io di penne di gallina né d’oca né di qualsivoglia volatile di cui parla pure il Petrarca quando dice del coltellino e della penna ben temprata; questo perché da adolescente cercai di costruirmi penne avicole ma con risultati indecenti. Passerò subito alla penna stilografica Waterman di mio padre con clip o clips d’oro che sempre gli invidiavo; gliela sottraevo di nascosto scopo sperimento e concorrenza, quindi riuscivo a macchiarmi in maniera turpe mani, faccia, braccia, grembiule (quello da scolaretto) gambe col risultato di ricevere scapaccioni da ambedue i genitori. Per cui mai amai le penne stilografiche con le loro pompette o molli vesciche interiori che si bucavano, perdevano, si appiccicavano vermicolarmente: oggetti terribili, molte di esse erano belle di fuori e marce di dentro, tipo certi umani. Per tutti gli anni che le usai ci combattei, le smontai, le riparai, le modificai ottenendo sempre e comunque di ottenere arti e vestiti macchiati di blu stilografico, marca  Waterman o Pelikan che scrive blu ma diventa nero. Per questa mia perenne sozzura da indomabile contendente con le penne fui evitato da molte fanciulle piacenti ed anche per questo le odio ( le penne stilografiche). Poi arrivarono quelle con la cartuccia sostituibile, tipo Parker o Aurora e altre americane, inglesi, francesi, tedesche, mentre molti passavano alle biro che furono poi accettate (contro voglia) dalle autorità scolastiche. Non mi sono mai convertito alle penne a sfera del signor Biro, le uso in extrema ratio, per fare due conti della spesa; per qualsiasi altro serio lavoro mi servo della matita o pennefeltro, che cominciai a conoscere circa 40 anni fa e da allora non le ho più abbandonate. Ma questa è tutta una accessoria premessa perché per me la penna vera ed unica è quella con cannuccia e pennino in acciaio, la sola degna di chiamarsi penna, quella che si abbevera in dosi volute dal proprietario nell’apposito calamaio, quella che manipolata con sapienza  e dosaggio di gesto da tratti sottili, finissimi o grandi, spessi, modulati. Essa richiede soste per intingerla nelle quali lo scrivano può soffermarsi un attimo a riflettere sulla propria opera di ingegno, invece di buttare giù a man salva. La penna col pennino richiede cure, esami dello stato di pulizia, cambio e scelta del pennino stesso a seconda degli usi che possono essere di grafica artistica o di scrittura, e pure scelta dell’inchiostro appropriato. Una volta esisteva la "bella scrittura" o calligrafia e anche i professori di questa insigne materia che insegnavano l’aldino, l’inglese, il corsivo, il gotico, la tondina: io posseggo ancora pennini in acciaio specifici per alcune tipi di grafie in cui mia madre era abilissima. La calligrafia è parente stretta del disegno e viene praticata da pochi amatori: i pennini per la calligrafia erano di tante marche, materiali, fogge, tagli singolari, punte tagliate di sbieco, dritte, pennini panciuti, gonfi, sottili, regali con corona, a foggia di Mole antonelliana o tour Eiffel, a forma di mano con dito proteso, a pesce ed aghiformi per tratti finissimi cioè quelli che prediligo io per il disegno: essi sono gli Heinze tedeschi in acciaio blu numerati dal più duro al più morbido. Buoni pure erano i Perry inglesi di augusto lignaggio. Ho una minima scorta di Heinze acquistata anni fa presso la premiata ditta Smeraldi, un tempo mia emerita fornitrice di ogni sorta di carta ed arnese grafico. Il signori Smeraldi, padre e figlio compassatissimi, mi presentavano su di un cartone rivestito in carta velluto rossa un campionario di almeno trenta pennini diversi, ad uso artistico non calligrafia; questi begli oggettini stavano applicati al cartone tramite un elastico e si potevano esaminare anche con la lente; era possibile ordinarne uno, due, quattro, a piacer: anche una scatolina. Per le cannucce non sto ad andare per il sottile: ne ho tre o quattro boeme acquistate in un mercatino, altre tre vecchie come il cucco, una di plastica orrenda rosa e nera, un’altra me la sono fatta io con i bastoncini cinesi. Degli inchiostri taccio che sarebbe una enciclopedia: io per disegnare uso dell’inchiostro di China, cioè di Cina, Pelikan, qualche volta mi faccio da me inchiostro da bastoncino/tavoletta cinese di china secca sfregato sulla vaschetta di ardesia poi ci intingo pennelli cinesi o penne fatte di bambù (altro capitolo: antenate della penna). Il passaggio dalla cannuccia con il suo pennino all'uso del pennello per scrivere è breve o pare. Ma con questo passaggio si apre una grande porta verso tutta l'Arte della Calligrafia orientale, cinese e giapponese che è mondo antico, estetico, filosofico e religioso, sterminato come il Gobi e il Taklamakan. Io mi limito ai miei pennini e vi assicuro che l'arte di misurare la propria forza ed i proprio gesto con questo minuscolo e caro oggetto esercita la pazienza e la concentrazione; accostare, accumulare tratteggi neri o colorati, fini e spessi immette in un mondo silenzioso, leggero ove tutti i pensieri prima si ammorbidiscono e poi si sciolgono. Restano quei tratti sulla carta, tanto effimeri come il loro supporto, ma specchio di uno stato d'animo e di coscienza.

Postato da: markelouffenwanken a 11:38 | link | commenti (24)


Commenti
#1   31 Agosto 2005 - 12:12
 
Io, artisticamente, son figlio di mio nonno, Lui invece del fusain usava carbonella da barbecue, pezzi grossi e affilati, li maneggiava come un samurai, con molta sintesi.
Anche in pittura non amava i pennellini, ma pennellesse su superfici ruvide, per lui la velatura non era colore trasparente, ma deposito incostante di colore da cui traspariva il tono sotto.
Questa eredità la pratico quando dipingo, anche se ho lasciato l'olio per la tempera, ma l'arte del pennino la invidierò sempre, io somaro incalligrafico guardo sempre sbavando d'invidia una bella scrittura, un tratto fine d'eleganza o decisione.
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#2   31 Agosto 2005 - 13:08
 
Cos'è questo, un articolo di pubblicità (non tanto) occulta????
Lorenz ;)
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#3   31 Agosto 2005 - 14:04
 
Per me l'unica vera penna è quella stilografica (con pennino lungo e non troppo sottile) da caricare con cartucce Pelikan rigorosamente blu (odio i colori tipo rosino, azzurrino, violetto e via dicendo).
Emma
utente anonimo

#4   31 Agosto 2005 - 14:40
 
La penna Waterman (di origine paterna) che mi ha seguito per tutti gli studi fino all'Università, poi, chissà come l'ho persa. In compenso ho una sua Omas, ancora di quelle che devono succhiare l'inchiostro (Waterman azzurro, questo) e mi piace usarla, per affetto e perché non mi macchia le dita come la Parker d'argento comprata più di trent'anni fa che fece presto cattiva prova e nessun Mago delle Penne seppe poi accomodarmi mai.
I pennini li ho usati anch'io talvolta per disegnare. Grazie, Mario;-))
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#5   31 Agosto 2005 - 14:57
 
colpa di mia nonna che le legarono la mano se scrivo in modo sinistro e sbavo pure colla bic.

kristian
utente anonimo

#6   31 Agosto 2005 - 16:18
 
Che meraviglia la calligrafia dei nonni, quanto rispetto per il destinatario e senso civico esprime.

Mia H.
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#7   31 Agosto 2005 - 21:48
 
Signor Krauspenhaar, vorremmo approfittare ancora una volta della sua pazienza e cortesia e disponibilità, e valorizzare reciprocamente questo spazio importante di discussione e la nostra poesia-omaggio ai groppi di Scarpa, che abbiamo lavorata a Malta e dopo il ritorno, certi che lei sia in grado di apprezzarne lo sforzo compositivo e il controllo sulla lingua neo-italica che riecheggia il neo-abruzzese di Scarpa. Grazie!!!!


Finalmente pubblichiamo il già molto celebrato (non solo sull'internet) FRANZA O SPAGNA poema imitativo in omaggio al capolavoro di SCARPA GROPPI D'AMORE NELLA SCURAGLIA, definito da CARLA BENEDETTI "fonoautore" (vedi sotto)



FRANZA O SPAGNA

A TIZIANO SCARPA

0. Intruduzziune

Franza...
...o Spagna,
purché
se magna.
Nirbuso paese,
sfranto de restaurazziune,
arridotto sanza cultura
indove j'è tanta carugneria
e ormai cumanna
lu prete.


1.

'N tutto lu munno
habbi cercato
lo che putesse
empirti l'apanza
e l'habbi truvato:
lu best-seller.
Quanno che scrivio
le recensiuni
sull'arriviste e li jornali
sento 'nu sensu
come 'nu sensu
d'imputenza
e d'onniputenza.
Me butto contra
molini a vento
con sgumento
ma a cor cuntento!
So' io che dicido
lo che si debbe
leggere a funno
pecché geniale
e lo che è mejo
gitta' 'ntu cessu,
pecché cacata
madurnale.
Me costa tanto,
me faccio nimici
che me vojono muort'.
Già, li putenti
- so' proprio strunzi! -
stanno facinno
'nu ginucidiu,
stanno a imponerce
lu rialismu
trilleristicu,
ma io resisticu
e persisticu
e recensisticu libri
bellissimi!


2.

Li granni scritturi,
lu Pasulinu,
indove so' fernuti,
quali distino?
Restaurazziuni,
svalutazziuni,
colluttazziuni,
lu munno è 'nu merdaro
chino chino de strunzi.
Già, lu genio
è annato a fasse futtere.
Soltantemente pochi granni
granni scritturi
littiraturi
stanno resistenno
e scrivieno libbri
bellissimi!


3.

Groppi d'ammore
in su le paggine
de li scritturi
antirestaurativi.
Cellula sana,
manipulo d'eroi,
cumbatteno lu cancro
de lu best-seller
de li Faletti
de li giallisti
de li rialisti
ginocidi.
Ce sta Muresco
co le cipolle
che ce fa chiagne
de cummuzziune.
Ce sta Parente,
lu caro amico,
che dice vino
a lu vino
e dice pane
a lu pane
e dice bucatini
a chi li mangiaro.
Ce sta Scarpa
che sparimenta
e sidimenta
e ce alimenta
ce tiene vivi
ne la rumenta.
Granni scritturi
chini de curaggio
ce porteno furaggio
da giugno finu a maggio
granne littiratura
sanza probblemi de tiratura
salvarà l'ummanità
e la cultura
coi loro libbri
bellissimi!


4.

E li litturi
cumuni murtali
nun butteno via gnenti
come col maiali
se beveno de tutto
se liggono Faletti
se fanno cumplici
d'un ginocidio
lu stillicidio
de pulizzieschi
libbri grutteschi
restaurazziune
disillusiune
lu populu cugghiune
lu salveremu
da se medesimu
je porteremu
la cuscienza,
quista è la nostra missiune
quista è la nostra
rivuluzziune
coi nostri libbri
bellissimi!


Vincenzo M. Ostuni & Basile P. Borgna
Floriana, Malta, 12 agosto 2005
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#8   31 Agosto 2005 - 21:49
 
Gentilissimi signor Krauspenhaar e Mario Bianco,
approfittiamo della molteplice presenza della bella prosa di Mario Bianco su VMO http://vmo.splinder.com per sottoporre alla Vs. attenzione il nostro omaggio a SCARPA dei GROPPI D'AMORE NELLA SCURAGLIA, che la critica (Benedetti, ma anche Segre è un critico) hanno elevato nella stampa a vette di reinvenzione epico/linguistica, grazie alle straordinarie invenzioni linguistinche di una neolingua abruzzese di cui Scarpa è originario. Mentre eravamo in vacanza a Malta abbiamo composto questo omaggio di poesia in neolingua-Scarpa, tutto in ottica anti-Restaurazione, a noi sembra molto bello e ne siamo fieri, saremmo fieri di sapere come nel caso di Angelini cosa ne pensate:

FRANZA O SPAGNA

A TIZIANO SCARPA

0. Intruduzziune

Franza...
...o Spagna,
purché
se magna.
Nirbuso paese,
sfranto de restaurazziune,
arridotto sanza cultura
indove j'è tanta carugneria
e ormai cumanna
lu prete.


1.

'N tutto lu munno
habbi cercato
lo che putesse
empirti l'apanza
e l'habbi truvato:
lu best-seller.
Quanno che scrivio
le recensiuni
sull'arriviste e li jornali
sento 'nu sensu
come 'nu sensu
d'imputenza
e d'onniputenza.
Me butto contra
molini a vento
con sgumento
ma a cor cuntento!
So' io che dicido
lo che si debbe
leggere a funno
pecché geniale
e lo che è mejo
gitta' 'ntu cessu,
pecché cacata
madurnale.
Me costa tanto,
me faccio nimici
che me vojono muort'.
Già, li putenti
- so' proprio strunzi! -
stanno facinno
'nu ginucidiu,
stanno a imponerce
lu rialismu
trilleristicu,
ma io resisticu
e persisticu
e recensisticu libri
bellissimi!


2.

Li granni scritturi,
lu Pasulinu,
indove so' fernuti,
quali distino?
Restaurazziuni,
svalutazziuni,
colluttazziuni,
lu munno è 'nu merdaro
chino chino de strunzi.
Già, lu genio
è annato a fasse futtere.
Soltantemente pochi granni
granni scritturi
littiraturi
stanno resistenno
e scrivieno libbri
bellissimi!


3.

Groppi d'ammore
in su le paggine
de li scritturi
antirestaurativi.
Cellula sana,
manipulo d'eroi,
cumbatteno lu cancro
de lu best-seller
de li Faletti
de li giallisti
de li rialisti
ginocidi.
Ce sta Muresco
co le cipolle
che ce fa chiagne
de cummuzziune.
Ce sta Parente,
lu caro amico,
che dice vino
a lu vino
e dice pane
a lu pane
e dice bucatini
a chi li mangiaro.
Ce sta Scarpa
che sparimenta
e sidimenta
e ce alimenta
ce tiene vivi
ne la rumenta.
Granni scritturi
chini de curaggio
ce porteno furaggio
da giugno finu a maggio
granne littiratura
sanza probblemi de tiratura
salvarà l'ummanità
e la cultura
coi loro libbri
bellissimi!


4.

E li litturi
cumuni murtali
nun butteno via gnenti
come col maiali
se beveno de tutto
se liggono Faletti
se fanno cumplici
d'un ginocidio
lu stillicidio
de pulizzieschi
libbri grutteschi
restaurazziune
disillusiune
lu populu cugghiune
lu salveremu
da se medesimu
je porteremu
la cuscienza,
quista è la nostra missiune
quista è la nostra
rivuluzziune
coi nostri libbri
bellissimi!


Vincenzo M. Ostuni & Basile P. Borgna
Floriana, Malta, 12 agosto 2005

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#9   31 Agosto 2005 - 22:35
 
Pur non essendone destinatario (in quanto a sede, ma assai mi sento ricetto in quanto populu cugghiune) sono sopraffatto dalla commozione per il poema che giustamente (ed è poco) figura due volte nei commenti.
La vera crusca italica rinasce, il parlato, nuovo dal solco grasso e fertile della tradizione, soverchia lo scritto e giunge a segno, qui tra le mie costole, le mie braciuole ove s'abbrustolisce il core, dove int'aggiacca s'appoggia il portafuglio.
Ebbene si, tanta schiettezza d'animo non può che farci migliori, il nuovo di sta lingua già ci contagia, la cuscienza nova grida in me che come li primi cristiani mi confesso pubblicamente e ammaramente mi pento:
Sto scrivendo un libbro giallo e vorrei che diventasse un best seller.
Comminnatemi giusta penitenza senza indulgere a falsi sentimentalismi, bensì ispirati a retta e giusta correzzione.

(i consigli scritti in italiano e in stampatello leggibile, grazie, deve leggerli la mia segretaria che vive di Faletti)
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#10   31 Agosto 2005 - 23:08
 
Chiamato in causa per via della mia esorbitante e certo deprecabile voglia di ballocarmi alla mia veneranda età di anni pressoché 90, novanta dico, rimango tuttavia esterefatto dall'abilità estrinseca (o intriseca) dei signori suddetti Vincenzo e Vasile, per via che, perseguendo a loro modo un ottuplice o nonuplice sentiero, riescono, talvolta, a cogliere nel segno la quaglia disvolata fuor del nido.
Del resto, ben resto( notisi) maravigliato delle loro abilità versificatorie vuoi grafiche, che il loro bloccodiario così arzigogolato in pezzette o pecette multicolori nella sua macchinosità pare interludico o ludico o pure una merendina qualsiasi da consumarsi posprandialmente con marsalino, qualora l'occhio non ne rimanga troppo ferito o feruto o fetuso, come diceva il Morgante nel Pulci.
Tuttavia una interdizione porrei che il troppo stroppia e la Restaurazione magna i suoi figli, come si vide nel 1848 circa o giù di lì.
MarioB.
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#11   01 Settembre 2005 - 10:25
 
..la gente, cosa non farebbe pur di non lavorare!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente missy_

#12   01 Settembre 2005 - 10:25
 
Buongiorno Franz :-)
Io dopo l'estate sono sempre più bianca.
Angela
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#13   01 Settembre 2005 - 10:34
 
Tre urrah per Missy, laconica e feroce !
r.f.
utente anonimo

#14   01 Settembre 2005 - 11:08
 
grazie R.F., non mi fare arrossire!!
:-))
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#15   01 Settembre 2005 - 16:49
 
Io trovo questa poesia un capolavoro, senza esagerazioni. Concordo con chi dice che Scarpa dovrebbe "cavalcare la tigre" e leggerla lui. Anzi, dovrebbe recitarla in un video da far circolare in rete!

FRANCO MELLONI
franco_melloni@yahoo.it
utente anonimo

#16   01 Settembre 2005 - 23:33
 
Si Missymia, o come si diceva ai miei tempi:
Andate a rubare.
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#17   01 Settembre 2005 - 23:34
 
ma conta più la penna o quello che si dice?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Ralph

#18   02 Settembre 2005 - 09:08
 
Ne uccide più la penna che la spada
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#19   02 Settembre 2005 - 09:16
 
Specie le penne aguzze che posson essere lanciate con balestra a guisa di verrettoni.
Si dice che Benvenuto Cellini abbia ucciso suo cognato Manlio Laccabuoi a colpi di penna.
MarioB.
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#20   02 Settembre 2005 - 09:25
 
mario informati meglio e non baloccarti con tutti i si dice che trovi in giro: lo uccise a cuscinate in quanto trattavasi non di penna bensì di piumino.

kristian
utente anonimo

#21   02 Settembre 2005 - 10:37
 
Un piumino Moncler?
utente anonimo

#22   02 Settembre 2005 - 17:26
 
Straordinaria intuizione. Non per niente era conosciuto nell'ambiente preppy del Bar Panino come Benvenuto 'Gallo di Dio' Cellini. Quel giorno ai piedi non portava le Timby regolari bensì penny loafers Sebago - trattandosi del cognato.
utente anonimo

#23   02 Settembre 2005 - 17:27
 
ci tengo a rivendicare la paternità di quanto sopra.

kristian
utente anonimo

#24   03 Settembre 2005 - 17:31
 
Mario che mi ricordi!
l'unica volta che fui rimandata lo fui in calligrafia, tra tutti quei pennini e calamai e quadernoni non mi raccapezzavo e così un calamaio mi volò di mano e mi ritrovai ad ottobre.
L'anno dopo tolsero la calligrafia come materia di insegnamento.
:-) io uso la bic
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