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27/08/2005
FESTIVAL ADDIO: MEGLIO LA SFIDA DEL PEN CLUB

di Gian Paolo Serino

(Pubblico questo editoriale di Gian Paolo apparso oggi su Avvenire. Buona lettura. M.U.)

Mentre il mondo editoriale è in fibrillazione per l'epifania di Mantova c'è un premio, il Pen Club, che nello stesso periodo ha come unici riflettori puntati quelli dei lettori. Un premio che ha avuto promotori illustri -da Filippo Tommaso Marinetti a Ignazio Silone, da Maria Bellonci a Mario Soldati- e che consigliamo a tutti coloro che vogliano passare dei giorni a contatto con la natura della creatività. La differenza tra i due eventi non è da poco: a Compiano, suggestivo paesino abbarbicato sulle colline dell’Appennino parmense, l’atmosfera del Pen Club è totalmente diversa rispetto ad un Festival di Mantova ormai ridotto a show business che fa fatturati (non solo) sulla carta. L’idea alla base di Mantova, sia chiaro, era buona: portare i libri incontro ai lettori. Ora, però, quella logica si è snaturata. Non siamo ancora giunti al voyeurismo da Fiera dell’eros, ma poco ci manca. Il Festival è stato ridotto (“ingrandito”, dicono gli organizzatori) a fiera delle vanità (e delle atrocità) di scrittori ed editori. Sotto l’occhio mediatico di giornali e televisioni le star del circo mantovano si esibiscono, in tutta l’essenza della loro apparenza, in piroette acrobatiche pur di presenziare. E i lettori? A Mantova sono spettatori che vagano, contenti ed inebetiti, da una gabbia all’altra (gli organizzatori le chiamano “location”) pur di vedere i loro beniamini di carta. Già: perché a Mantova ormai i lettori non vanno per ascoltare, ma per “vedere”; gli addetti ai lavori, invece, per farsi vedere. Ormai è tutto uno spettacolo: tra inchiostro e paillettes. E se anni fa poteva anche valere la pena macinare chilometri e chilometri per incontrare scrittori che da anni sognavi di ascoltare adesso anche questo miraggio è svanito. Perché le star presenti, a festival terminato, sono subito pronti a partire per tour promozionali che toccano le librerie di tutta Italia. Le solite, naturalmente: i megastore delle città più importanti.. Ma vederli davvero a contatto con il popolo (dei lettori)? Sarebbe grandioso se qualche illuminato, si spera non catodico, decidesse di trasferire l’idea originale ( format) in qualche altro luogo (location). Sarebbe bello ascoltare Antonio Moresco, autoemarginato della letteratura più salottiera, filosofeggiare nei quartieri spagnoli di Napoli; sarebbe interessante assistere alle dissertazioni di Paul Ginsborg sul “bene comune” a Le Vallette di Torino o catapultare Chuck Pahalaniuk, cantore degli orrori moderni, allo Zen di Palermo. Siamo sicuri che il pubblico, se non con più interesse, ascolterebbe con maggiore partecipazione. Nell’attesa (ri)scopriamo Compiano, Premio Pen Club. L’appuntamento è per la sera di sabato 3 settembre nella piazza del paese. Accanto a nomi noti come Maggiani, Piperno, Affinati, Arslan e Ongaro ad essere protagonista sarà proprio questo piccolo borgo antico dove più che vedere si “respirerà” cultura. Potrà apparire uno spot, ma non lo è. E’ solo un consiglio che invita a scoprire un mondo a parte. Un mondo appartato, fatto di strade e uomini, prima che di telecamere e starlette della penna.

 

Postato da: markelouffenwanken a 18:53 | link | commenti (13)


Commenti
#1   28 Agosto 2005 - 09:42
 
La natura del Festival di Mantova si è snaturata, scrive bene Serino. La struttura organizzativa della manifestazione era e rimane encomiabile, esemplare, come l'ospitalità della città, a mio avviso.
Mantova è esplosa, è una mattanza - peccato!
Il vip watchers mantovano, lo struscio tra i vicoli, ha scadenze orarie. L'atteggiamento della vip class in vetrina, seduta ai tavoli di una specifica rosa di ristoranti, è rivoltante. L'unico momento in cui si tira il fiato è nella realtà di ogni singolo incontro.
L'anno scorso, tornando a casa, ho desiderato che la letteratura venisse messa al bando, dichiarata illegale, affinché i libri si distribuissero di mano in mano (umanamente), clandestinamente.
Mantova fornisce un ottimo spunto per un autoesame di coscienza letteraria.

Mia H.
utente anonimo

#2   28 Agosto 2005 - 10:06
 
Io vado invece tutti gli anni a Belgioioso, nella bella reggia con parco che già fu dei principi di Belgioioso, ove si tiene la XV edizione di "Parole nel tempo" salone mercato dei piccoli editori.
Tranquillo, sincero, semplice, si tasta il polso di tanta piccola editoria che fatica a vivere, si conoscono editori coraggiosi, ci si parla, brava gente con ideali, con inziative vivaci, tutto in mezzo alle campagne pavesi. 24- 25 settembre
MarioB.

diamoci un appuntamento
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#3   28 Agosto 2005 - 15:28
 
Mantova si è snaturata, è vero. Gli incontri più sponsorizzati sono quelli con i grandi scrittori di bestseller (tipo Follett, che l'anno scorso ha incontrato i suoi lettori nella piazza in cui si tenevano i concerti), con i comici che pubblicano con la Kowalski o con le scrittrici stile Liala. La gente va a Mantova per vederli, per inciampare per caso in Massimo Fini mentre passeggia per strada, o per prendere un caffè in un bar qualunque e incontrare casualmente Carlo Lucarelli, o ancora per andare a sentire Giuseppe Cederna, quello di Mediterraneo, che ora vuole fare lo scrittore.
Ma a Mantova si può incontrare anche altra gente, si possono incontrare due cugini romani che hanno fatto ore di macchina per arrivare e che ogni mattina mandano il resoconto della giornata precedente ai visitatori del loro sito, si può incontrare un giovane scrittore tedesco, venuto qui per il progetto Illy, e che alle due di notte ti canta l'inno comunista che gli avevano insegnato a scuola, durante il regime. O ancora si può incontrare una ragazza napoletana che ha scritto un libro che ha avuto successo, e che non sa che col prossimo sarà finalista allo Strega.E poi ci sono i volontari,c'è l'atmosfera della festa,c'è il desiderio d'incontrarsi. Infine, ci sono le librerie di scambio, dove si può trovare la prima edizione francese di un libro di Nietzsche, o una copia di Fontamara degli anni cinquanta.
L'esperienza dell'anno scorso mi ha portato a fare la volontaria anche quest'anno.Anche se questa decisione mi ha costretto a leggere "Tre metri sopra il cielo" (per un progetto che coinvolge una ventina di volontari), la mia voglia di partecipare non è comunque diminuita.
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#4   28 Agosto 2005 - 17:44
 
maura devono farla presidentessa onoraria della pro-loco mantovana.

serino devono mandarlo a ripetizione di economia domestica. quando l'evento diventa appetibile, gli interessi si allargano, e i lettori tornano al posto che è loro riservato in italia, seduti in un angolo a leggersi i libri. il resto è marketing e per fortuna che c'è.
una cosa che mi era piaciuta nell'atteggiamento della gioventù cannibale verso il fenomeno della spettacolarizzazione degli eventi, fu quello di dimostrare che la tigre è cavalcabile. anche se poi la questione vera è indirizzarne la corsa.

kristian
utente anonimo

#5   28 Agosto 2005 - 20:13
 
La tigre è cavalcabile?
Bello, kristian!
Se poi caracolla troppo però ti butta giù. O no?
E se poi ti mangia?
Forse non ci sono più quelle razze di trigri lì; adesso sono più feroci, io dico, hanno sete di sangue.

Io preferirei cavalcare un asino che è un asino, dico. Poi se cadi, cadi da bassa quota.
E' meglio un asino oggi che una tigre domani (proverbio cinese o thai, non si sa).
MarioB.
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#6   28 Agosto 2005 - 21:40
 
si cade al primo scossone. l'importante è essere sandokan quando le fauci della bestia ti si spalancano in faccia.

sugli asini condordo totalmente. son capaci di portarti dall'egitto ai mulini a vento.

anche il cico di zagor ne fa uso.

kristian
utente anonimo

#7   28 Agosto 2005 - 22:14
 
Mai stato né a Mantova, né a Compiano per il pen Club. Compiano dovrò scoprire dove si trova, Mantova è a mezz'ora di macchina da casa mia, ma non so perché non mi viene alcuna voglia di andarci nonostante il "maltrattamento" di Serino o "l'ode" di Maura.
Sarà forse il cinismo accumulato con la troppa presenza per molti anni ad altre Fiere/Festival, anche se non di letteratura, che mi porta a schivare - sbagliando sicuramente - tutto ciò che assomiglia anche vagamente ad un carrozzone commerciale.
Con un'unica eccezione: la Fiera del tartufo bianco di Alba :-)

Buona notte. Trespolo.

utente anonimo

#8   29 Agosto 2005 - 11:47
 
evviva il pen club
evviva il tartufo bianco
evviva le langhe
evviva franz
avviva noi
e di Mantova son cazzi suoi
effeffe
utente anonimo

#9   29 Agosto 2005 - 14:34
 
La mia non era un'ode, dai!Ho cominciato proprio col dire che Mantova si è snaturata!
Comunque oltre al Festivaletteratura e al Pen Club, negli stessi giorni a Pitigliano si svolge il secondo Festival della letteratura resistente, organizzato da Stampa Alternativa.
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#10   29 Agosto 2005 - 18:38
 
a Mantova son buoni gli anolini
e di Mantegna belli gli agnolini

Mario
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#11   29 Agosto 2005 - 23:19
 
Maura, il termine "ode" era utilizzato in tono scherzoso senza alcuna intenzione di dileggiare quanto hai scritto. Se così è stato interpretato me ne scuso.
L'ho inserito solo come contrappasso al termine "maltrattamento".

Buona notte. Trespolo.

PS: Mario, verissimo, in italiano "anolini", ma se vai a Mantova e ordini degli anolini - a meno di improbabili indicazioni linguistiche impartite ai ristoratori durante la fiera - ti sentirai rispondere: "Ah, sì un piatto di agnolini al Signore." Questioni dialettali difficili da dirimire e meritorie, forse, di una modifica al vocabolario. Almeno per i cibi locali; che poi non sono locali ma importati da Parma :-)
utente anonimo

#12   30 Agosto 2005 - 15:21
 
Si, avevo capito in che modo era stato usato. Non mi ero offesa, figurati!
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#13   30 Agosto 2005 - 18:07
 
o Trespolo,
ordinerò allora i tortelli di zucca o con la mostarda entro, no?
Per non confondermi.
marioB.
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