Markelo Uffenwanken GmbH & Co.KG
Fabbricante di fotomontaggi verbali, dada-ingegneria, protopostfuturismi, distributore di opinioni a raffronto, applicazioni tecniche, ecc... (Amm.re Unico: Franz Krauspenhaar)

di Gian Paolo Serino
(Pubblico questo editoriale di Gian Paolo apparso oggi su Avvenire. Buona lettura. M.U.)
Mentre il mondo editoriale è in fibrillazione per l'epifania di Mantova c'è un premio, il Pen Club, che nello stesso periodo ha come unici riflettori puntati quelli dei lettori. Un premio che ha avuto promotori illustri -da Filippo Tommaso Marinetti a Ignazio Silone, da Maria Bellonci a Mario Soldati- e che consigliamo a tutti coloro che vogliano passare dei giorni a contatto con la natura della creatività. La differenza tra i due eventi non è da poco: a Compiano, suggestivo paesino abbarbicato sulle colline dell’Appennino parmense, l’atmosfera del Pen Club è totalmente diversa rispetto ad un Festival di Mantova ormai ridotto a show business che fa fatturati (non solo) sulla carta. L’idea alla base di Mantova, sia chiaro, era buona: portare i libri incontro ai lettori. Ora, però, quella logica si è snaturata. Non siamo ancora giunti al voyeurismo da Fiera dell’eros, ma poco ci manca. Il Festival è stato ridotto (“ingrandito”, dicono gli organizzatori) a fiera delle vanità (e delle atrocità) di scrittori ed editori. Sotto l’occhio mediatico di giornali e televisioni le star del circo mantovano si esibiscono, in tutta l’essenza della loro apparenza, in piroette acrobatiche pur di presenziare. E i lettori? A Mantova sono spettatori che vagano, contenti ed inebetiti, da una gabbia all’altra (gli organizzatori le chiamano “location”) pur di vedere i loro beniamini di carta. Già: perché a Mantova ormai i lettori non vanno per ascoltare, ma per “vedere”; gli addetti ai lavori, invece, per farsi vedere. Ormai è tutto uno spettacolo: tra inchiostro e paillettes. E se anni fa poteva anche valere la pena macinare chilometri e chilometri per incontrare scrittori che da anni sognavi di ascoltare adesso anche questo miraggio è svanito. Perché le star presenti, a festival terminato, sono subito pronti a partire per tour promozionali che toccano le librerie di tutta Italia. Le solite, naturalmente: i megastore delle città più importanti.. Ma vederli davvero a contatto con il popolo (dei lettori)? Sarebbe grandioso se qualche illuminato, si spera non catodico, decidesse di trasferire l’idea originale ( format) in qualche altro luogo (location). Sarebbe bello ascoltare Antonio Moresco, autoemarginato della letteratura più salottiera, filosofeggiare nei quartieri spagnoli di Napoli; sarebbe interessante assistere alle dissertazioni di Paul Ginsborg sul “bene comune” a Le Vallette di Torino o catapultare Chuck Pahalaniuk, cantore degli orrori moderni, allo Zen di Palermo. Siamo sicuri che il pubblico, se non con più interesse, ascolterebbe con maggiore partecipazione. Nell’attesa (ri)scopriamo Compiano, Premio Pen Club. L’appuntamento è per la sera di sabato 3 settembre nella piazza del paese. Accanto a nomi noti come Maggiani, Piperno, Affinati, Arslan e Ongaro ad essere protagonista sarà proprio questo piccolo borgo antico dove più che vedere si “respirerà” cultura. Potrà apparire uno spot, ma non lo è. E’ solo un consiglio che invita a scoprire un mondo a parte. Un mondo appartato, fatto di strade e uomini, prima che di telecamere e starlette della penna.

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