Markelo Uffenwanken GmbH & Co.KG

Fabbricante di fotomontaggi verbali, dada-ingegneria, protopostfuturismi, distributore di opinioni a raffronto, applicazioni tecniche, ecc... (Amm.re Unico: Franz Krauspenhaar)

17/08/2005
COVARE (seconda parte)

Durò poco, forse un quarto d’ora, forse venti minuti, ma non arrivammo comunque alla mezz’ora; lei partecipava poco, anzi quasi per nulla, era più che altro abbandonata sotto di me, gli occhi sempre chiusi, quasi del tutto passiva, determinata a subire l’inevitabile, così era la mia impressione mentre le stavo sopra e mi muovevo dentro di lei. Rivestendoci alla svelta, le dissi di scendere lei per prima e di dare un colpo di tosse nel caso ci fosse stata via libera, per non insospettire mio figlio; allora sarei sceso anch’io.

“Siete della stessa razza, tu e lui” , disse mia nuora di colpo, a tradimento, senza guardarmi in faccia, mentre si abbottonava la gonna, evidentemente disgustata. Non riuscii a dire nulla.

Lei scese, poco dopo sentii il colpo di tosse, scesi e non trovai mio figlio, il quale –così scoprii pochi minuti dopo – era nel giardino e guardava nel vuoto o le nuvole in cielo come spesso in quel periodo, perché stava covando, stava covando il secondo volume della trilogia; il primo libro, così aveva detto a me e a sua moglie, mia nuora, da pochi minuti la mia amante, si sarebbe intitolato Se il telefono potesse parlare, mentre sul secondo ancora non aveva le idee chiare sul titolo. Di colpo mi guardò, sdraiato sulla sdraio, sviando il suo sguardo dalle nuvole che osservava spesso mentre covava la sua trilogia appena attaccata da lui –e a spada tratta, a quanto si poteva osservare osservandolo- nel secondo libro; mi guardò e disse: “Annegare nel liquido amniotico, è questo il mio unico sogno, tornare da dove sono venuto annegando, è questo il ritorno alle origini che deve per forza essere il nostro premio per una vita ingiusta e assurda, altrimenti tutto è stato inutile, qualcosa deve pur esistere al di là di questo”. Gli chiesi se fosse una frase che aveva appena covato, e lui mi rispose di si, e mi chiese cosa ne pensavo, e io per la prima volta in queste occasioni peraltro rare mentii, e gli dissi che era una grande frase, mentre in realtà era una vera e propria stupidaggine, uno sbocco di finto nichilismo e per di più di maniera, e quella storia del liquido amniotico era davvero insulsa, completamente, e in fondo c'era una speranza in un senso che attraversasse la vita che io trovavo addirittura patetico; ma in quel momento guardavo mio figlio e mi faceva una gran pena, come mi aveva fatto pena col suo grembiule indossato il primo giorno di scuola, come  mi aveva fatto pena quando era tornato dalla festa di laurea dieci anni prima, come mi aveva fatto pena quando si era sposato due anni prima. Tutto l’odio s’era dissolto, ora mio figlio mi faceva una pena credo immensa, una pena che usciva a ondate devastanti dal mio petto, una pena addirittura violenta, che in qualche modo cominciava a devastarmi; avrei voluto piangere per la pena ma naturalmente di piangere non ero più capace e da parecchio tempo, da così tanto tempo che non ricordavo più con precisione né con approssimazione, forse da quando ero stato un adolescente, ma non ne sono per nulla sicuro, di sicuro c’è soltanto che non sono certo un tipo come si suol dire dalla lacrima facile.

“Io ti ho fatto un torto grave, un torto irrimediabile che non potrà mai essere cancellato. Non ho la forza di confessartelo, e non chiedermi nulla, o potrei perdere questa vergogna che mi assedia, e potrei dirti tutto”, così dissi di colpo - e senza pensare a quello che stavo dicendo-  a mio figlio, travolto da quel senso di pena terribile che provavo per lui.

“Puoi avermi fatto qualsiasi cosa, a me non importa”, disse prontamente lui. “Ma ti conosco bene: non sei capace di fare del vero male. L’unico torto che hai fatto a me, che mi hai potuto fare, è stato ficcare il tuo arnese da spasso dentro la mamma, e venirci dentro. Ecco fatto, hai fatto il guaio, l’hai fatto tu solo, perché la mamma era arresa, non poteva far nulla, era arresa alla sua maternità, non avrebbe potuto farci niente. Tu invece mi hai fatto volontariamente nascere, e avresti potuto, con un po’ di giudizio, deviare quel maledetto fiotto di sperma. Ma niente. No, tu hai fatto solo questo. Ammettilo. Sei una brava persona come tante; e sono quelli come te, gli incoscienti, che rendono questo mondo lo schifo assoluto che è”.

“Hai ragione”, dissi con un soprassalto di stizza per quell’uomo che era mio figlio e per il quale, d’improvviso e per fortuna, non provai più alcuna pena. Sospirai quasi di liberazione. “L’errore è stato mio, l’errore è stato farti nascere. Ma non sono un brava persona; non lo sono mai  stato”.

Postato da: markelouffenwanken a 12:17 | link | commenti (24)


Commenti
#1   17 Agosto 2005 - 16:10
 
"Arnese da spasso"! Mais c'est génial. Ovviamente non finisce così, vero? Non finisce così, no, non può finire.
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#2   17 Agosto 2005 - 16:16
 
Giovanni, potrebbe andare ancora avanti, effettivamente. Vediamo se mi viene in mente qualcos'altro per una terza e ultima parte, domani.
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#3   17 Agosto 2005 - 16:23
 
Comunque, una cosa mi sembra ormai chiara: il figlio sta per fare outing e dichiararsi omo al padre e alla moglie. Il romanzo non esiste: è in realtà una lettera d'amore al suo più recente compagno. No?
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#4   17 Agosto 2005 - 16:40
 
Tu sei matto, anche se l'idea dell'omosessualità del figlio, a pensarci bene, è ottima. (Ma ormai devo deviare...):-)
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#5   17 Agosto 2005 - 17:36
 
Eh, sì, questo era un mio wishful thinking da girarti per mail, mica sulla pubblica piazza. Fa istèss, adesso vediamo che tiri fuori. Questo rischia di vincere il premio Racconto Dell'Estate 2005 (finora, come noto, è in testa il Gianni Biondillo, col pezzo pubblicato da RepuMilano)
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#6   17 Agosto 2005 - 17:57
 
Questo ribaltamento di opinioni (il figlio che sovverte il punto di vista centrale del padre e glielo punta addosso) è già un buon colpo di scena.

Hai due possibilità: o continui con il sesso (visto che nel post precendente l'argomento interessa aluni lettori in maniera molto entusiastica e geometriacamente costruttiva), oppure continui con i rivolgimenti psicologici, che forse portano a qualcosa di meno scontato e più contenutisticamente profondo.
Ti leggo.
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#7   17 Agosto 2005 - 18:27
 
Missy è decisamente una brava ragazza, sebbene noialtri lo si sapesse o almeno lo si intuisse. E anche un'editor bell'e pronta per lo stanco mercato librario italiano, mi sa.
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#8   17 Agosto 2005 - 18:46
 
Bravissima ragazza, certo. E anche editor di prim'ordine, hai ragione. Mo' cogito sulla continuazione eventuale. A me, a dirvi la la nuda (e quale sennò?) verità, andrebbe questa chiusa. Mah, vediamo.
Intanto grazie.
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#9   17 Agosto 2005 - 18:52
 
No, perdona: e io e l'irraggiungibile tua editor vogliamo un altro finale. O tutti si fidanzano l'un con l'altro, in un simpatico trenino amoroso, o uno esce di testa, squarta gli altri e si suicida in seppuku o quàjcòss inscì, per dire.
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#10   17 Agosto 2005 - 21:03
 
Il figlio potrebbe fidanzarsi col padre e la nuora per gelosia potrebbe ammazzare entrambi...
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#11   17 Agosto 2005 - 21:26
 
Questa anche è notevole, ma non credo che il pubblico italiano sia pronto per una soluzione del genere (Rutelli ti deferirebbe alla Congregazione per la Dottrina della Fede, a esempio)
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#12   17 Agosto 2005 - 22:18
 
Qui si covano due grandi odi che poi trovano sbocco in vendette; ed un terzo, quello della nuora forse la farà scontare, si sfogherà su ambedue i tristi. Pòtrebbe darsi.

Franz, non per dire così a casaccio, ma nelle tue narrazioni trovo spesso rapporti difficili tra padri e figli maschi.
MarioB.
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#13   17 Agosto 2005 - 22:39
 
Non so perché, ma ci avrei scommesso una cena che il padre si sarebbe ritrovato nel tentativo di confessare la "vigliaccata", o sarebbe meglio dire scopata, al figlio e che, in quel frangente, il figlio avrebbe estratto il machete e affettato il passato da "pena".
Mi ha meravigliato il comportamento della nuora, il suo essere passiva, il suo accomunare padre e figlio. Bello. Lavorerei su quello e la trasformerei in in una killer; non prima di aver lasciato padre e figlio alle loro elucubrazioni e al loro... mancato omicidio :-)

Buona notte. Trespolo.
utente anonimo

#14   18 Agosto 2005 - 00:25
 
Io darei vita a questa donna e la farei uscire come improvvisa, bellissima, solare Regina dei due mondi generazionali.
Ma voi uomini fate fatica a capire certe cose...
:-))
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#15   18 Agosto 2005 - 00:32
 
Vi ringrazio. Penso che Mario abbia capito quello che potrei fare; ci penso su.
Si, spesso nei miei racconti ci sono rapporti difficili tra padre e figlio. Dev'essere perché io tanti anni fa ebbi un periodo difficile col mio, abbondantemente superato in seguito. Certo, è troppo poco. Sicuramente provo una forte attrazione nel narrare dell'odio, (ma non solo), insomma di narrare di sentimenti negativi, spesso; come succede tra un fratello e l'altro in Le cose come stanno, consanguinei dunque. Eppure personalmente ho vissuto con la mia famiglia in modo normale, amando i miei familiari tutti quanti, in specie proprio mio padre.
Sarà stato solo amore?
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#16   18 Agosto 2005 - 16:10
 
Bella la piega che prende. Eviterei però uccisioni e cose del genere. Troppo facile;-)
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#17   18 Agosto 2005 - 16:35
 
"Siete della stessa razza, tu e lui"? perché? E' accomunabile il carattere sessuale di un padre e di un figliuolo?

OT: scusi per l'equivoco sig. Krauspenhaar : )

Mia H.
utente anonimo

#18   18 Agosto 2005 - 16:46
 
Mi associo al desiderio di ARDEN: niente ammazzatine!
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#19   18 Agosto 2005 - 17:38
 
Mia, lei si riferiva a qualcosa di più generale. Per lei è evidente che padre e figlio sono due bastardi, "della stessa razza", infatti. Prova disgusto per entrambi e, forse, anche per se stessa. Ma questo non è sicuro. Anzi, non è sicuro proprio niente:-)
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#20   18 Agosto 2005 - 17:53
 
Questo lato qui, della corrispondenza tra padre e figlio anche nella pochezza non solo morale/intellettuale ma sessuale, è stato a me chiaro sin dagli inizi. Sicuro che la donna abbia pensato, mentre si faceva scopare: tale padre, tale figlio (e viceversa) e che alla fine di tale considerazione, lei abbia indosdsato la sua gonna come prima, con fare automatico. In caso contrario, avrebbe atteso un po', prima di rivestirsi.
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#21   18 Agosto 2005 - 18:03
 
Nessuno ha accennato al fatto che la nuora/moglie sembra proprio essere la madre del figlio/marito.
"lei partecipava poco, anzi quasi per nulla"
"Ecco fatto, hai fatto il guaio, l’hai fatto tu solo, perché la mamma era arresa, non poteva far nulla"

banale e scontato?

Uno
utente anonimo

#22   18 Agosto 2005 - 19:03
 
Per niente scontato. E' tutto un cerchio che si chiude. Come quando lui "cova" quella frase del secondo volume, nella quale esprime il desiderio di morire nel liquido amniotico per tornare alle origini, cioè a sua madre: morire rinascendo. Un desiderio di paradossale immortalità che il padre giudica, tra sé e sé, patetico; a lui dice che quella era invece "una grande frase", ma soltanto perchè sta covando quella pena che per qualche minuto minaccia di devastarlo.
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#23   18 Agosto 2005 - 19:12
 
In questo senso nella terza parte ci piacerebbe conoscere meglio la madre, anche se il cerchio potrebbe pure esser già chiuso.
(sono l'Uno di prima, non ero loggato)
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#24   18 Agosto 2005 - 19:20
 
Ci penso, Giacomo. Grazie mille.
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